Uomo trovato morto in auto sulla costa di Tolentino
È successo questa mattina intorno alle 4:30. Un’auto, una Passat, è stata vista ferma sulla carreggiata della provinciale 127, la cosiddetta costa di Tolentino che collega quest’ultima a San Severino. All’interno c’era una persona senza conoscenza. Sul posto è intervenuto il nucleo operativo e radiomobile dei Carabinieri della Compagnia di Tolentino insieme ai militari della locale stazione che hanno valutato l’ipotesi di un incidente ma anche quella del malore. Quest’ultima pare essere la ragione del decesso. Sul posto anche il 118 che però non hanno potuto far altro che constatare il decesso dell’uomo a bordo della vettura. Si tratta di un albanese, Alfons Kaja, residente a San Severino dell’86, camionista, che si stava dirigendo a lavoro.
il corpo è stato portato all’obitorio di Macerata.
Gaia Gennaretti
Incidente alla Pieve, auto si capovolge (FOTO)
Giorni neri per la viabilità. Intorno alle 17:45 una auto, una Jeep grigia, ha perso il controllo finendo sulla cunetta al limite della carreggiata e si è capovolta. Si trovava lungo la sp Septempedana, a qualche centinaia di metri di distanza dalla chiesa della Pieve, a San Severino. Per l’autista nessuna grave conseguenza
Sul posto 118, carabinieri e vigili del fuoco.
g.g.

Contrasto all’uso di stupefacenti: nei guai due giovani
Due giovani segnalati alla prefettura. I carabinieri della stazione di Cingoli, durante alcuni controlli per frenare l’uso e del commercio di droghe, hanno controllato due giovani, in due momenti diversi. Uno, residente nel comune di Jesi, aveva con sé circa 9 g di hashish mentre una ragazza, del fermano, ne aveva poco più di un grammo. Entrambi sono stati segnali come assuntori di stupefacenti.
g.g.
Deruba un anziano: denunciata
Denunciata per furto una romena di 21 anni. A beccarla sono stati carabinieri della stazione di Corridonia: tutto inizia quando in un pomeriggio di aprile un anziano della città viene avvicinato da un’avvenente giovane donna che, con un pretesto, gli si avvicina, lo accompagna e poi lo saluta calorosamente. Dapprima l’uomo è rimasto sorpreso da tanta gentilezza di una bella donna nei suoi confronti, ma poi l’amara sorpresa: l’abbraccio non era per la sentimento ma per sfilarli abilmente una catenina d’oro di molto valore. Così si è rivolto ai carabinieri fornendo indicazioni sulla strada verso cui la donna si era allontanata nonché una descrizione della stessa, essendogli rimasta ben impressa.
Analizzando i database dell’arma, i militari sono riusciti a risalire all’identità dell’autrice del furto, già noto alle forze dell’ordine. I carabinieri ricordano di prestare attenzione di non lasciarsi abbindolare da richieste particolari o avvicinamenti sospetti. Quando questo avvenga contattare sempre il 112 .
g.g.
Festa del patrono di Camerino. Dall'arcivescovo Francesco, un invito all'unità
Unione, speranza e concordia, i messaggi da testimoniare nell'omaggio a San Venanzio Martire, patrono di Camerino. Alla cornice della vigilia di una piazza, riscaldata dalle tinte forti dell'Offerta dei ceri e del grande falò, si è aggiunto il raccoglimento della preghiera e i sentimenti di una devozione, cementata nella comunità. Presieduto dall’arcivescovo Francesco Massara e animato dal coro Cappella musicale del Duomo, il solenne pontificale si è tenuto all'interno dell'affollato tendone della località Le Mosse. L'eucarestia è stata concelebrata dal parroco don Marco Gentilucci e dagli altri sacerdoti, presenti confraternite e chierichetti. Di fronte all'urna delle reliquie del Santo, la celebrazione ha riunito autorità civili e militari, dame e cavalieri dei tre terzieri e un elevato numero di persone provenienti da tutto il territorio. Dominata dal forte richiamo all'unità, l'omelia dell'arcivescovo Francesco che, prendendo spunto dal Vangelo, ha invitato a cogliere l’esempio del giovane martire che ha saputo donare la propria vita per non rinunciare alla propria fede. " Il primo messaggio che San Venanzio chiede ad ognuno di noi è di non rinunciare mai alle speranze e alle cose in cui crediamo nella nostra vita; anche di fronte alle sofferenze, alle difficoltà e alle paure, San Venanzio non ha rinunciato al suo credo. E’ questo l’esempio dal quale ognuno di noi deve trarre forza per la sua vita quotidiana: non rinunciare a ciò in cui crediamo, non rinunciare alla fede e a ciò che desideriamo dentro di noi. La grandezza di San Venanzio e la sua testimonianza debbono essere un grande stimolo per andare avanti per credere fino in fondo alla carità di Dio che può crescere dentro ognuno di noi”.

Imparare ad amare, l'altra riflessione suggerita dal Vangelo del giorno: “L'invito – ha detto il vescovo- è a non amare troppo noi stessi e la nostra presunzione, a non amare troppo il nostro orgoglio e, talvolta, il nostro modo di imporci agli altri. L'invito è ad amare attraverso l'intensità con cui Dio ama ciascuno di noi e, come San Venanzio, attraverso i piccoli gesti e le sofferenze della vita. E’ dalla sofferenza e dalle prove, che nascono le cose più belle, le gioie più grandi. Il Signore ci dà delle prove ma ci dà la forza ad andare avanti”. Oltre ad essere protettore della città di Camerino, San Venanzio è anche invocato come protettore dalle cadute; la storia narra che, gettato dalla Rocca tre volte, è sempre sopravvissuto. “Al nostro Santo- ha sottolineato Mons. Massara- dobbiamo pensare non solo come protettore di fronte alle nostre cadute materiali ma, soprattutto a quelle interiori, a quelle del nostro cuore. Molte volte le nostre debolezze possono farci cadere, ma attraverso la sua intercessione e il suo esempio, possiamo trovare in lui la forza di rialzarci. Oggi siamo qui per porci di fronte al patrono, per chiedergli di darci la forza di rialzarci nella nostra vita, di dare alla città la forza di rialzarsi di fronte al dramma di questi anni”.

Tra i richiami del Vangelo e della testimonianza del giovane martire che ha seguito il profondo desiderio di servire il Signore, anche quello che ognuno di noi possiamo fare per servirci tra di noi, nell’accogliere l’altro, nella misericordia e nell'umiltà. Comprendere a fondo il significato della parola servizio, potrà aiutare ciascuno di noi ad accoglierci, ad ascoltarci: “Non c'è valore di una eucaristia e di una festa semanca l'amore e la carità – ha proseguito l’arcivescovo- Il mio desiderio è che la festa di quest’anno possa essere non solo occasione gioiosa di ringraziamento al nostro protettore, ma che sia lo stimolo di un cambiamento dentro ognuno di noi. Noi potremmo anche cambiare la città e dobbiamo farlo perché dobbiamo renderla più bella di prima, ma questo deve avvenire con il contributo di tutti. Per ricostruire occorre che ognuno di noi sappia diventare strumento di ricostruzione, costruttore di pace, di ponti e di misericordia. Se sapremo farlo dentro al nostro cuore, sicuramente ognuno di noi nel suo piccolo riuscirà a mettere quel mattone che ricostruirà la città più bella di prima. Questo è l'augurio che faccio oggi a Camerino: camminiamo insieme con l'aiuto di San Venanzio, camminiamo a ricostruire i cuori e le menti, camminiamo per ricostruire la città”. Prima della benedizione conclusiva, prendendo spunto dal trofeo della spada come ogni anno presente vicino all’altare, Mons. Francesco Massara voluto lanciare un altro messaggio forte: “ La spada può simboleggiare la difesa ma anche il male che può fare: l’augurio che faccio a questa festa e alla Corsa alla spada è che possa essere una corsa verso il bene e verso la bellezza. Tante volte la spada che non è tanto quella di ferro che vediamo ma quella della lingua, non aiuta alla crescita di questa comunità. Non perdiamo questa grande opportunità: che la festa e tutte le manifestazioni di questo periodo, possano essere un'occasione in cui ognuno di noi si innalzi, possa provare delle gioie sempre tenendo a mente la bellissima immagine di San Venanzio che tiene in mano la città. In quell’immagine dovremmo sostituirci ognuno di noi perché ognuno di noi dovrebbe tenere la città in mano; l'amore verso questa città l'amore per il futuro di questa città dipende da ognuno di noi e da quanto ognuno di noi saprà essere costruttore di pace, costruttore di ponti e di misericordia”.
C.C.

Incidente a Canepina, coinvolto il vicario
Incidente poco fa intorno alle 17:45 nella frazione di Canepina a Camerino. Ad essere rimasto coinvolto il vicario generale della diocesi don Mariano Blanchi. L’impatto è avvenuto sul rettilineo nei pressi del distrubutore di benzina, tra il 71enne sacerdote e uno jesino di 65 anni. I due erano al volante delle loro auto, una Fiat Panda nera e una Opel Corsa verde. Per cause in corso di accertamento le vetture si sono scontrate e la Panda si è ribaltata. Per lo jesino è stato richiesto l’intervento dell’eliambulanza, per il vicario invece è stato ritenuto sufficiente il trasporto in ambulanza all’ospedale di Macerata. Sul posto, oltre al 118, polizia stradale e vigili del fuoco.
g.g.
In 300 a Roma. La prima protesta dei terremotati
Hanno sfilato in circa 300, oggi a Roma, per dire basta alle promesse, basta alle parole e chiedere più fatti concreti per le zone terremotate. I manifestanti sono partiti dalle quattro Regioni colpite dal sisma del 2016 ma fra di loro c'era anche qualche romano che in quei territori andava ogni estate, per le vacanze. Questa prima manifestazione è stata organizzata dal coordinamento comitati Terremoto Centro Italia che si ritiene soddisfatto di come sia andata. La scelta della data non è stata casuale, anzi: è stato scelto un giorno antecedente le elezioni amministrative ed europee per ricordare che le promesse vanno mantenute. La seconda manifestazione invece, organizzata da un altro gruppo di comitati e liberi cittadini, è stata voluta il 1 giugno, dopo le elezioni, affinché non vi fosse alcuna strumentalizzazione politica.
Di seguito, alcune foto della manifestazione di oggi.
g.g.



Risorse per il sisma usate correttamente. Il tar Marche si esprime a favore della Regione
Il Tar dà ragione alla Regione. Le risorse del terremoto sono state usate correttamente. "Siamo stati accusati di ogni cosa e ce ne hanno dette di tutti i colori. Ma il tempo è galantuomo". A dare notizia della sentenza del tribunale amministrativo è il presidente Luca Ceriscioli: "Dopo mesi di polemiche sui fondi europei nelle aree terremotate, dove la Regione ha sempre affermato di aver usato le risorse come previsto e come programmato arriva una sentenza del Tar che conferma questa visione confermata dal Tar. Le mie parole - ha sottolineato - non hanno alcuna nota di trionfalismo, ma piuttosto dell'umilta di chi continua a lavorare all'emergenza piu importante auspicando un clima costruttivo, positivo e sereno". Insomma la delibera regionale che assegna risorse europee al recupero e al miglioramento sismico del patrimonio edilizio pubblico e privato ma anche a iniziative di valorizzazione turistica è pienamente legittima. Il Tar ha infatti respinto nel merito il ricorso presentato da alcuni comitati per la sospensionde di un provvedimento approvato il 14 gennaio con il quale vengono finanziate alcune iniziative con i fondi PR/FESR Marche 2014-2020. A fronte infatti di una dotazione complessiva di circa 250 milioni di euro destinati alla ricostruzione e prevenzione, 7,5 milioni sono destinati alle iniziative di promozione turistica. "Questa sentenza aiutera tutti a ritrovare la strada del dialogo e a comprendere che la Regione ha ben operato. Si potrà quindi continuare a lavorare perché queste risorse possano essere motore di sviluppo per il territorio, mettendo fine alle polemiche e cercando sempre più di trovare strade, metodi, strumenti e semplificazioni per rispondere ai bisogni di tutti i cittadini". In merito al fatto che i beneficiari dei fondi non siano comuni del cratere "Il Tar - riferisce la Regione - condivide pienamente il fatto che la promozione turistica passi anche attraverso fiere internazionali o eventi analoghi o tutte le altre iniziative indicate dalla delibera impugnata".
Gaia Gennaretti
60esimo del Divini: oltre mille studenti e Jack Bonaventura
Più di mille studenti, arrivati da tutta la provincia per gridare “Forza Divini”, e un testimonial d’eccezione, il centrocampista del Milan Giacomo Bonaventura, che del prestigioso Istituto Tecnico Tecnologico Statale settempedano è stato un ex allievo; hanno preso parte alla cammina che questa mattina ha ufficialmente aperto, con partenza dal piazzale dello stadio “Soverchia” di viale Mazzini, proprio davanti al cantiere di quella che sarà la futura scuola, le celebrazioni per il 60esimo compleanno di un’istituzione che ha formato capitani d’impresa, eccellenze del mondo della cultura, del sociale, dello sport come ha voluto ricordare nel suo saluto di benvenuto a tutti il sindaco di San Severino, Rosa Piermattei, che ha promesso agli studenti di sbloccare l’avvio definitivo dei lavori: “Se questo non avverrà in tempi brevi – ha sottolineato il primo cittadino settempedano – vi chiederò di venire con me a Roma a far sentire la nostra voce perché ormai non si può più attendere e noi la scuola la vogliamo ricostruita per l’inizio del nuovo anno”.
All’evento che ha preceduto lo start di quella che è stata una partecipatissima camminata, hanno preso parte tra gli altri anche il presidente della Provincia di Macerata, Antonio Pettinari, il dirigente scolastico, Oliviero Strona, gli ex presidi del Divini insieme al personale docente, tecnico e amministrativo e agli amministratori cittadini con gli assessori Vanna Bianconi, Sara Bianchi, Tarcisio Antognozzi, Jacopo Orlandani, il presidente del Consiglio comunale, Sandro Granata, il consigliere Michela Pezzanesi, il delegato di Unicam, il vicarico vescovile, don Aldo Romagnoli, i promotori del ricco calendario di eventi, il professor Livio Poleti e i colleghi Paola Fiori e Rodolfo Benigni.
Poi ci si è ritrovati tutti in piazza Del Popolo con il lungo corteo, accompagnato dalle note del Corpo filarmonico bandistico “Francesco Adriani” Città di San Severino Marche e della Street Band di Treia, che ha fatto il suo ingresso da via Ercole Rosa per assistere alle esibizioni acrobatiche presentate nonostante la minaccia di maltempo e per ammirare, sotto i portici, la mostra fotografica allestita dal professor Franco Pennesi.
Gaia Gennaretti

Offerta dei ceri e falò. Nelle mani del santo, la rinascita della città.
"Si dia inizio ai festeggiamenti del santo patrono Venanzio". E' la fatidica frase, con la quale per il trentottesimo anno, il banditore ha autorizzato l'accensione del grande falò in piazza San Venanzio.

Preceduta dalla pesatura dei ceri, la manifestazione in notturna della rievocazione storica di Camerino, dalle rispettive postazioni fino alla piazza antistante la basilica, ha visto sfilare i cortei dei terzieri di Muralto, Mezzo e Sossanta.

Accompagnato dal rullo dei tamburi, dai piccoli musici camerti e dal suono delle chiarine, il lungo corteo composto dai rappresentanti delle Arti Maggiori e Minori e dei Comuni del circondario, si è presentato in tutta la sua incantevole magia al numeroso pubblico intervenuto.

Aiutati da una così ricca cornice di suggestione, alla sua prima vigilia di festa, l'arcivescovo Francesco Massara ha invitato a vivere l'intensità del momento come segno di speranza e rinascita :"Attorno a questo santo che ci protegge, si è rinnovato il rito dell'offerta dei ceri che tra poco, si accenderanno tra le fiamme del falò. Dobbiamo vivere questo momento, ognuno di noi portando il cero del proprio cuore e della propria anima, da accendere di fronte al patrono, affinchè possa dare luce, speranza e fortezza a questa città. L'augurio è che il fuoco che accenderemo sia un segno di rinascita per la città, per il suo splendore, per la sua bellezza e che San Venanzio, possa guidare e proteggere l'intera comunità.

L'offerta dei ceri - ha detto Mons. Massara- è l'offerta della nostra vita, è l'offerta di questa città nelle mani di San Venanzio. Con il suo aiuto, la città di Camerino, rinascerà a vita nuova". Ai malati e alle persone che vivono una situazione di sofferenza, è stata indirizzata la preghiera recitata da tutti i presenti. Nelle sue parole, l'arcivescovo Francesco è tornato a richiamare ai valori della condivisione, chiedendo la pace per la città, per le famiglie e, per ognuno dei suoi abitanti: "E' una corsa alla spada, ma è soprattutto una corsa alla carità, al bene e alla solidarietà". Infine, preceduti dalle fiaccole dei tedofori, gli atleti dei terzieri hanno acceso il "focaraccio". Dopo un avvio stentato, le fiamme sono divampate alte e decise.

